arte
Scrivo cose

Una teoria sull’arte

«Il mio problema è che ho un debole per l’arte, pretendo di trovarla ovunque e in chiunque. Rovisto negli occhi degli altri alla sua ricerca. È un meccanismo inconscio, non posso farne a meno.»

«E che forma ha quest’arte?»

«Non ha né forma né materia. Eppure la vedo, mi fa venir voglia di sperare. È bella la speranza, ecco perché mi tengo strette le persone in cui la trovo.»

«E quando non la trovi, le lasci andare?»

«Faccio di peggio: non mi rassegno. Mi ostino a trovare qualcosa di speciale anche a chi non sembra averne. Ed è lì che commetto un errore da principiante: mi illudo che siano come me, che la loro arte sia solo un po’ nascosta e che sia mio compito portarla alla luce. Sai quante volte sono stata così presuntuosa da credere di intravedere un bagliore nelle pupille scure di chi avevo davanti?»

Ma ora è tutto passato, ho imparato la lezione. Le persone sono delicate, non puoi forzarle a mostrarti qualcosa solo perché ne hai bisogno tu. In alcuni non troverai nulla perché non c’è nulla da trovare, o forse c’è, ma non tocca a te svelarlo. E va bene così, bisogna accettarlo. Due forme d’arte non sempre convivono. Il più delle volte si riconoscono, si salutano e poi si lasciano.»

Sollevò le spalle ma non sembrava rassegnata. Pareva quasi soddisfatta della conclusione a cui era arrivata.

«La parte più bella viene dopo, quando capisci che il bagliore che credevi di vedere nei loro occhi, in realtà non era altro che il tuo riflesso.»

Era un bel modo di intendere le cose. Cercare l’arte in tutti e finire col trovarla in se stessi.

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Immagine in copertina presa dal profilo instagram di ellehell

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