Amati per amare – Quattro passi per riuscirci

Perdonare significa aprire la porta per liberare qualcuno e scoprire che eri tu il prigioniero.

Lewis Benedictus Smedes

Tempo di lettura: 1 minuto

Come molti libri di crescita personale, Amati per amare per me non è stato un semplice manuale sull’autostima, bensì un reminder: fermati, amati e perdonati.

Non conoscevo Daniele Di Bendetti, che ho scoperto essere un life coach e autore con un notevole seguito. Ho trovato questo libro nel momento del bisogno, spulciando su Internet vari titoli. Non ho neanche letto l’estratto, ho comprato il libro fidandomi del titolo, Amati per amare, non poteva capitarmi titolo migliore in questo momento.

PS: alla fine dell’articolo, una risorsa gratuita per te.

Di cosa parla questo manuale?

Se ti dicessi di amore, sarei scontata ma è proprio così. Si parte da un punto fondamentale: prima di amare gli altri, devi amare te stesso/a, altrimenti causerai più danni che altro. Se non ti ami, accetterai dagli altri meno di quello che meriti, scambierai l’attaccamento per amore, allontanandoti sempre di più da chi sei.

Il progetto migliore su cui lavorare sei tu!

Amati per Amare – Pagina 30

Tutto molto bello sulla carta, amarsi è qualcosa che tutti ci ripetono, senza però spiegarci come farlo.

Daniele ha suddiviso il libro in capitoli, all’interno dei quali con aneddoti personali ci spiega che cosa intenda. Nello specifico ci parla di 4 livelli da attraversare per potersi amare.

I quattro livelli dell’amore

  • Richiesta – Il primo livello, in cui chiediamo senza dare nulla. Pretendiamo che le attenzioni siano tutte per noi e reagiamo con rabbia quando ciò non accade.
  • Aspettativa – Questo livello è quello in cui secondo me rimaniamo invischiati tutti quando si tratta di relazioni sbilanciate o tossiche. Quando siamo in aspettativa, diamo “amore” per ottenere qualcosa in cambio o per paura che si verifichi qualcosa che temiamo (Esempio dal libro: ho paura che il mio fidanzato mi lasci, quindi lo tratto al meglio, mi rendo indispensabile ai suoi occhi così da tenerlo con me e far sì che non vada da altre). Ho trovato questo livello il più interessante perché si parla di vuoti da riempire e delle quattro paure dell’amore, come quella dell’abbandono.
  • Libertà – Più elevato degli altri due livelli, la libertà è ciò che ottiene chiunque comprenda la distinzione tra amore e attaccamento. Lasciare andare, accettare che la nostra realizzazione non dipende dagli altri ma da noi. Si parla di valorizzare se stessi, comprendersi e vivere nel presente.
  • Perdono – Già in un altro libro (Kintsukuroi: L’arte giapponese di curare le ferite dell’anima) avevo parlato di quanto il tema del perdono fosse speciale per me, specie quando si parla di perdonare se stessi. Forse perché è uno dei passaggi più difficili per me: prendere consapevolezza, comprendersi, avere compassione e infine perdonare.

Devi imparare a disimparare: non puoi risolvere i tuoi problemi con lo stesso pensiero che hai usato per crearli.

Amati per amare – Pagina 146

Ciò che ho apprezzato e ciò che non ho compreso di Amati per Amare

Tutte le citazioni presenti tra una pagina è l’altra sono veritiere, per nulla scontate, tant’è che me ne sono segnate un po’, alcune le vedrete sparte per quest’articolo.
Si tratta poi di un libro con un tono semplice, in cui sembra quasi che a darti consigli sia un amico di vecchia data.
Ci sono verità che è difficile digerire, ho dovuto infatti rileggere alcuni capitoli più volte, per farmeli bene entrare in testa, perché di certo mi saranno utili oggi e in futuro.

Arriviamo a quello che non mi ha convinto…

Non sono rimasta convinta da alcuni esempi, che ho trovato forzati. Questi in particolare:

  • L’esempio del ladro che ci ruba in casa. Questo racconto viene usato per introdurci il problema dell’attaccamento. Ci viene detto che se un ladro ci deruba, ci arrabbiamo perché abbiamo un problema: siamo troppo attaccati agli oggetti materiali. Non dovremmo esserlo, anzi, dovremmo ringraziare il ladro perché grazie alla sua azione ora saremo più creativi sui luoghi in cui nascondere oggetti preziosi.
  • Sono rimasta un po’ così anche quando viene detto che se qualcuno fa qualcosa di scorretto, al contrario di noi, e ne rimaniamo turbati, significa che abbiamo qualcosa su cui lavorare. Per esempio se sono in fila e qualcuno fa il furbo per superare la coda, io non mi dovrei irritare perché tanto sono nel giusto. Se mi irrito vuol dire che non mi dà fastidio il torto che la persona sta commettendo, più che altro mi infastidisce che non lo stia facendo io, perché vorrei essere io il furbo. Non è un esempio che mi ha convinta.
  • Ultimo discorso che non riesco a comprendere è quello sulle persone cattive (vengono riportati vari esempi, come quello dell’uomo che picchia il figlio). Viene detto che non esistono persone cattive, solo persone che si comportano in maniera cattiva, la maggior parte delle volte perché irrisolte. Stanno lottando contro un problema, non sanno in che altro modo agire, quindi scelgono la cattiveria. Sembra quasi che tocchi a noi comprenderle. Non mi sento di volerlo fare, in tutta onestà, perché dovrei capire e giustificare comportamenti troppo gravi.

In generale quindi i punti di cui non sono convinta sono più che altro opinioni personali ma nessuno detiene la verità, quindi possiamo dire che nessun punto di vista è errato.

Per il resto, rimane un bel libro, con dei concetti interessanti e da rileggere più volte nel corso della propria vita. Ora corro a recuperare il primo libro dello stesso autore: Ricordati di sorridere.

Ecco la risorsa gratuita promessa all’inizio dell’articolo:


Non sei responsabile della felicità delle persone intorno a te. Come tu puoi trovare la felicità solo dentro di te, così è per loro. Non sei artefice della felicità di nessuno: sono le persone intorno a te a doversi guardare dentro.

Amati per amare – Pagine 226

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