donne che corrono coi lupi

Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés – Piccole Grandi Donne

La donna sana assomiglia molto al lupo: robusta, piena di energia, di grande forza vitale, capace di dare la vita, pronta a difendere il territorio, inventiva, leale, errante. Eppure la separazione dalla natura selvaggia fa sì che la personalità della donna diventi povera, sottile, pallida, spettrale.“

Clarissa Pinkola Estés – Donne che corrono coi lupi

Quest’oggi, per la rubrica Piccole Grandi Donne, ho deciso di narrarvi la sua storia, quella della donna selvaggia.

La prima volta in cui ne ho sentito parlare, è stato tra le pagine di Donne che corrono coi lupi. Un saggio fondamentale per la tua crescita femminile, un saggio rispettoso, poiché non ti chiede di cambiare, solo di essere ciò che sei ma che magari hai nascosto.

Il lupo. Predatore intelligente e intuitivo. In grado di star solo – il cosiddetto lupo solitario – o divenire un tutt’uno con il branco, per la cui sopravvivenza sarebbe disposto a tutto.

Il mio intento non è star qui a parlarvi del fascino di queste creature. Desidero però farvi comprendere perché io abbia acquistato, senza ripensamenti, il saggio che vedete in foto. Non so, forse mi sarà piaciuto l’accostamento tra donne e lupi. Forse, senza neanche conoscerne l’argomento, sentivo che quello fosse l’accostamento migliore mai visto.

Forse sarà stato il richiamo a qualcosa di più profondo. Non importa, ciò che conta è avere quest’opera nella mia libreria.

Chi è l’autrice: Clarissa Pinkola Estés

Scrittrice, poetessa e psicoanalista statunitense.

Clarissa Pinkola Estés è stata colei che per prima mi ha parlato della donna selvaggia, aiutandomi a riconoscerla e a rammentare le numerose volte in cui, senza saperlo, l’ho conosciuta. Ognuna di noi – direi anche ognuno, coinvolgiamo anche gli uomini – custodisce dentro di sé una piccola donna selvaggia. Molti di noi hanno dovuto occultarla, perché così voleva la famiglia, la società o il ruolo che abbiamo scelto di recitare per esserne parte.

Ma la donna selvaggia rimane sempre lì. Col suo intuito, il suo istinto e il suo attaccamento alla natura. Clarissa Pinkola Estés ci dona una vera e propria bibbia, da sfogliare ogni qualvolta rinasca in noi il desiderio di riportare alla luce il nostro io più vero e naturale.

Anche la più repressa delle donne ha una vita segreta, con pensieri segreti e sentimenti segreti che sono lussureggianti e selvaggi, ovvero naturali. Anche la più prigioniera delle donne custodisce il posto dell’io selvaggio, perché intuitivamente sa che un giorno ci sarà una feritoia, un’apertura, una possibilità, e vi si butterà per fuggire.

Clarissa Pinkola Estés

Il mito della donna selvaggia: chi è e come trovarla

La raccoglitrice di ossa raduna le ossa dei lupi, canta su di esse mentre le ricompone, fino a farle tornare in vita. Il lupo torna a correre, vitale e mentre lo fa… sembra avere le sembianze di una donna che ride felice.

Attraverso quest’immagine, l’autrice ci invita a raccogliere i nostri resti, solo rimettendoli insieme potremo prendere consapevolezza di noi stesse. Non è così semplice come sembra: recuperare ciò che ci rimane e ciò che abbiamo perduto, guardare in faccia dove ci troviamo anche se non ci piace ciò che vedremo. E poi cantare, con la voce dell’anima, restituendo potere a noi stesse.

“Sappiamo di dover bruciare fino in fondo, e poi sederci sulle ceneri di colei che un tempo pensavamo di essere e ricominciare da lì.”

La donna selvaggia è colei che alberga dentro di noi, donne ma anche uomini. Dotata di intuito, è come il lupo, nel bene e nel male.

Nel bene, perché sensibile, resistente e in grado di adattarsi.
Nel male, perché proprio come il lupo viene perseguitata e costretta a un addomesticamento innaturale.
Ciò che è selvaggio viene considerato pericoloso, irrazionale e senza controllo.

I contenuti del libro

Il libro si compone di più di 500 pagine. Sarò onesta: impiegherete molto a leggerlo. Non mi riferisco solo alla lunghezza quanto alla sua natura complicata.

L’autrice utilizza un linguaggio un po’ troppo complesso, dando per scontato che ogni lettore conosca gli argomenti trattati o i termini che sono comuni solo in ambito psicologico, non di certo nella vita di tutti i giorni. Questo potrebbe scoraggiarvi ma vi assicuro, che vale la pena di leggere questo saggio. All’interno vi troverete consigli preziosi, parole capaci di scuotere la donna selvaggia che è in voi e temi scomodi che vi costringeranno a confrontarvi con voi stesse.

Donne che corrono coi lupi si compone di 16 capitoli, ciascuno dei quali si apre con un racconto. L’autrice inserisce miti e favole, provenienti da diverse culture, metafore della psiche di ogni donna. La favola di Barbablù ci mette in guardia dal predatore naturale della psiche; la storia di Vassilissa ci insegna il valore dell’intuito, spesso trasmesso di madre in figlia; le vicende del brutto Anatroccolo ci fanno comprendere che essere diversi non significa valere meno degli altri.
Potessi, vi riporterei qui ogni storia, poiché ognuna racchiude in sé un insegnamento prezioso da far nostro. Non saprei indicarvi la mia preferita, tutte lo sono.

La mia corsa coi lupi di questo libro

Sto rileggendo Donne che corrono coi lupi da circa due settimane. La prima volta in cui ho fatto la conoscenza del saggio, ho dovuto fermarmi, poi riprendere e poi fermarmi ancora. È un libro complesso, sia nei concetti che nel linguaggio, come già detto.
Rimane uno di quei libri fondamentali per una donna, o almeno così credo io, altrimenti non mi starei impegnando tanto per rileggerlo.
Sono certa che vi sarà una terza lettura, in futuro. Devo mantenere la mia donna selvaggia ben sveglia, rammentandole il suo istinto e la sua forza.

Vi lascio qui di seguito con alcune delle mie citazioni preferite, spero possano ispirarvi a leggerlo, nel caso non l’aveste ancora fatto.

Quando si lotta per qualcosa di importante bisogna circondarsi di persone che sostengono il nostro lavoro. È una trappola e un veleno avere intorno persone che hanno le nostre stesse ferite ma non il desiderio vero di guarirle.

Siamo pervase dalla nostalgia per l’antica natura selvaggia. Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento. Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio. Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti. Ma l’ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dentro di noi, nei nostri giorni, nelle nostre notti. Ovunque e sempre, l’ombra che ci trotterella dietro va indubbiamente a quattro zampe.

Arrivano momenti in cui è d’obbligo liberare una rabbia che scuota i cieli. Occorre per questo scegliere il momento giusto, la collera non va scatenata in modo indiscriminato.

Aspirante scrittrice ed editor di romanzi. Gestisco il blog "Flussi di Incoscienza", con principali argomenti libri, scrittura e comunicazione sul web.

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