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Fino all’osso

Fino all’osso – To the bone – Trailer (apre un’altra scheda)

“Le cose brutte possono accadere, non lo possiamo evitare, ma siete voi a scegliere come affrontarle.”

2017 – Drammatico – 107 minuti – Regia di Marti Noxon

Qualche premessa

Lo ammetto, ho deciso di guardarlo solo per la presenza di Keanu Reeves.
Ho fatto la scelta giusta.

Prima di guardare To the bone non ne conoscevo la trama, chiaramente immaginavo si trattasse di un film sull’anoressia; il titolo e le immagini un’emaciata Lily Collins me l’avevano fatto intuire.

In genere mi tengo alla larga da tutto ciò che riguardi i disturbi alimentari, ero difatti certa che non sarei arrivata alla fine del fim; invece ce l’ho fatta.

Le scene delicate ci sono, Netflix inserisce anche un avviso inziale, però devo dire che ci hanno risparmiato numerosi spiacevoli retroscena dell’anoressia. Non sono presenti scene di vomito – solo nominate – o di altro tipo. Vediamo il corpo di Lily Collins in procinto di scomparire e un’immagine molto forte a fine film, ma nulla di più.

Il film – senza spoiler

fino all'osso

Nella scena di apertura vediamo Ellen – che più avanti diventerà Ely – una ventenne che in meno di due minuti di film riesce a farsi cacciare dall’ennesimo gruppo di terapia da cui dovrebbe trarre una qualche forma d’aiuto.

Armatevi di pazienza perché per 106 minuti di film, Ellen manterrà un atteggiamento riluttante sul farsi aiutare. O almeno, sembra non volere l’aiuto di nessuno e al tempo stesso averne disperatamente bisogno; sostiene di avere tutto sotto controllo e contemporaneamente ammette più volte non riuscire a fermarsi.

  Si misura ossessivamente la circonferenza del braccio, fa flessioni su flessioni fino a farsi venire lividi sulla schiena, conosce a memoria le calorie di ogni piatto.

Il quadro familiare che la circonda non dei più rosei: il padre è costantemente assente – non si vede in nessuna scena – , la madre si è trasferita altrove con la nuova compagna, la matrigna è invadente e inopportuna come poche – c’è da dire che a differenza dei genitori biologici non l’ha mai abbandonata. L’unico punto di riferimento di Ellen è la sorella, che per quanto fatichi a comprendere la sua patologia, cerca di sostenerla.

fino all'ossoArrivate all’ultima spiaggia, sono la matrigna e la sorella a rivolgersi al Dottor William Beckham, nella speranza che almeno lui riesca ad aiutare Ellen.

La ragazza accetta un ricovero di sei settimane nel centro di riabilitazione in cui vivono già sei ragazze e un ragazzo, Luke. 

E a partire da questo punto mi fermo, o potrei spoilerarvi tutto.

Mi è piaciuto

Che io ricordi nessun film sull’anoressia mi ha fatto mai sorridere, questo in molte parti ci è riuscito. Come detto prima ho apprezzato il fatto che mi siano state evitate scene particolarmente disturbing per una persona sensibile come me sulla tematica.

Certamente l’immagine delle ossa di Ellen non è stata pacata, precisiamolo.

In alcuni momenti ho detestato sia Ellen che il resto delle ragazze presenti nel Centro di Riabilitazione. Le ho trovate spesso bugiarde, ossessionate e più volte mi sono ritrovata a pensare: Perché lo fate? Mangiate e basta.

Se c’è però una cosa che so sui disturbi alimentari è che è piuttosto semplicistico pensare che basti mangiare per risolvere tutti i problemi che l’anoressia porti.

Credo ci sia molto di più del “Smetto di mangiare per sentirmi bella”, davvero molto di più.

Ho la sensazione che dall’esterno sia quasi impossibile comprendere cosa passi per la mente di una persona anoressica, bulimica etc.
Devi esserci dentro per comprendere la loro logica. Forse neanche loro sanno perché fanno quello che fanno.

Quindi sì, ammetto di aver provato picchi di nervosismo davanti a queste ragazze fatte d’ossa; ragazze che sembrano non voler fare altro che lasciarsi scomparire poco per volta.
Mi è venuto naturale giudicarle e incolparle. D’altra parte, vi è chi muore ogni giorno e loro che hanno la possibilità di vivere, si limitano a sopravvivere, finché riescono.

Ho poi pensato che ciascuno di noi ha la propria dipendenza di cui non riesce a fare a meno, con la sola differenza che non tutte ti conducono a consumarti fino a morire.

Vi consiglio quindi di guardarlo, poiché numerosi sono gli spunti di riflessione che è possibile trarre.
Per incuriosirvi vi lascio uno dei passaggi fondamentali del film:

È nelle piccole cose che lo notiamo. I primi passi di un bambino impressionanti come un terremoto, la prima volta che andiamo in bicicletta con fatica lungo il marciapiede, la prima sculacciata quando il cuore parte per un viaggio tutto suo, quando vieni chiamato piagnucolone o povero o grasso o pazzo e ti trasformi in un alieno e bevi il loro acido senza darlo a vedere. Poi quando affronti la morte delle bombe e dei proiettili non lo fai con uno striscione ma con solo un cappello a proteggere il cuore, non hai accarezzato la debolezza che ti portavi dentro anche se era lì, il tuo coraggio era un pezzetto di carbone che continuavi ad inghiottire.
Poesia di Anne Sexton

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