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«Scrivere è, per me, il tentativo di mettere ordine nel mondo che sento come labirinto, come manicomio.» 
Friedrich Dürrenmatt

Non ho mai avuto difficoltà a raccogliere nuove idee, ben altro discorso riguarda il coltivarle e trasformarle in qualcosa di concreto. Per farlo, ho dovuto sviluppare un mio metodo di scrittura.

Per tanti anni ho scritto di getto pagine e pagine di idee giunte a me da chissà quale luogo. Alcune avrebbero anche potuto essere valide, chi può dirlo, fatto sta che senza un metodo e uno studio di fondo, ciascuna di esse è andata persa.

Come mai?

Poiché le idee avute non poggiavano su una base solida, come una trama coerente, dei personaggi ben caratterizzati e un finale soddisfacente.
A dirla tutta, non sono mai nemmeno giunta al finale. Tuffarmi nella scrittura senza schemi mi ha sempre condotto a due risultati: o a stancarmi, o a non sapere come concludere la storia. In entrambi i casi, ho smesso di scrivere.

Ecco perché ho deciso di organizzare finalmente le idee in un modo che mi permettesse di renderle concrete, com’è avvenuto per Il costo dei desideri – il mio manoscritto, per chi non lo sapesse.

AVERE UN’IDEA

Tutto inizia qui. Naturalmente non posso darvi consigli su come scovarne una, si tratta di un passo troppo personale per essere schematizzato. Un passo che oltre a essere soggettivo è il primo e forse il più importante.
Se non si ha nulla da dire, come si può scrivere?

Se c’è una lezione che ho appreso in proposito è che non siamo noi a cercare l’ispirazione, è lei a colpirci quando più le conviene. Sono le idee a venire a noi non appena sentono il desiderio di essere raccontate.

Non torturatevi quindi, costringendovi a pensare a una storia innovativa da buttar giù su carta, farete solo peggio.
Normalmente, le idee bussano alla nostra porta quando siamo distratti: mentre sogniamo, leggiamo un libro, guardiamo un film, oppure osserviamo la realtà che ci circonda.

SCRIVERLA

Per capire se un’idea mi convinca realmente, la guido gentilmente fuori dalla mia mente, lasciandola scorrere sul mio pc. Creo una bozza della trama che ho immaginato, la scrivo di getto, inserisco ciò che ho visto e che vorrei mostrare agli altri.

Se rileggendo ciò che ho scritto ne sono convinta, allora lascio passare un giorno. Il troppo entusiasmo non mi fa ragionare correttamente: in passato mi è capitato di scrivere capitoli e capitoli in poco tempo, presa dalla frenesia del momento, per poi rileggerli con calma e comprendere di non star dicendo nulla.
Capita, si chiama farsi prendere dall’entusiasmo iniziale.

Tornando al discorso iniziale, se dopo un giorno continuo a ripensare alla mia nuova trama, allora la vado a ripescare per iniziare a lavorarci.

SCRIVERE – PROGETTARE

Arrivata qui, non ho ancora un vero e proprio schema, ho solo la mia trama abbozzata, parto quindi da quella e inizio a dar forma all’incipit.
Man mano che scrivo e introduco i personaggi, creo uno scheletro per ciascuno di loro. Inserisco i nomi, età – appunto se questa possa mutare nel corso della storia – aspetto fisico, peculiarità e psicologia. Quest’ultimo punto è fondamentale per me, poiché come ho detto all’inizio, il problema dei miei scritti è stata spesso la mancanza di coerenza e caratterizzazione dei protagonisti.

Scrivo e progetto al tempo stesso. Stendo e strutturo la storia, assicurandomi che tutto sia coerente col progetto iniziale; al tempo stesso lo modifico, lo aggiorno, lo uso flessibilmente.
Mi capita spesso, mentre procedo con la mia storia, di avere nuove idee, di voler aggiungere nuovi dettagli, eliminarne altri; necessito quindi di avere chiara in mente la struttura che ho dato fino a quel momento alle mie vicende, così da modificarle più agevolmente.
Mi è inoltre utile per schematizzare gli avvenimenti salienti, capire quando inserirli e come. Durante tutto questo macro processo ottengo quindi sia la mia storia che la sua struttura.

REVISIONI

Forse verrò criticata per questo, ma non aspetto di aver terminato il manoscritto per iniziare la sua revisione. Svolgo questo passaggio anche alla fine, ma lo faccio anche in fase di stesura.
Quando ho scritto un numero consistente di pagine e ritengo di essere a metà – in realtà non ne sono mai certa, poiché ho idee continue – mi fermo e rileggo ciò che ho scritto, per essere certa che tutto sia coerente. Infine, riprendo a scrivere da dove mi sono fermata.

Ripeto: revisiono tutto anche a opera ultimata, controllando errori, refusi ed eventuali incongruenze nelle vicende.

Conclusioni

Questi sono i passaggi fondamentali che ho affrontato sia con Il costo dei desideri che con la storia che ho attualmente in stesura.
Si tratta di un metodo personale, ogni scrittore ha il proprio. Sicuramente lo modificherò nel corso del tempo, a seconda delle mie esigenze.

Vorrei però sottolineare un passaggio fondamentale a cui ogni scrittore deve dedicarsi: lo studio.
Scrivere mi aiuta a cogliere le mie debolezze – punteggiatura o ripetizioni sono solo alcune delle mie – comprenderle non basta, è necessario correggerle e per farlo bisogna inevitabilmente studiare.
In che modo?
Leggendo.

Leggete opere di altri autori, informatevi attraverso manuali di scrittura creativa, seguite blog e profili.
A tal proposito, uno dei prossimi articoli sarà dedicato ai testi e blog che io sto leggendo ultimamente con lo scopo di migliorarmi come futura autrice.

Spero che questo articolo vi abbia aiutato.
A presto!

Miriam

Leggi anche: Una teoria sull’arte

Puoi trovarmi su: flussidiincoscienza

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