momenti difficili scrittore

4 momenti difficili ma istruttivi per ogni scrittore

Nella vita di ogni scrittore ci sono momenti difficili, io ne ho individuati quattro, per la precisione.

Quali sono e come affrontarli?

  • 1. IL BLOCCO DELLO SCRITTORE.

È una situazione molto comune, anche detta sindrome della pagina bianca.

Si tratta di una temporanea perdita di creatività, un periodo più o meno prolungato in cui le idee scarseggiano o peggio ancora ci sono ma manca la capacità di metterle nero su bianco, di farle vivere. Inutile dire che tutto ciò causa una forte frustrazione

“Non so cosa scrivere” oppure “Ho un’idea ma non so come scriverla” diventano frasi tipiche.

Tutti almeno una volta nella vita si ritroveranno ad affrontare un periodo di arresto, è quasi una tappa obbligata, come l’adolescenza. Il blocco è l’adolescenza di uno scrittore, con la sola differenza che mentre questa giunge una sola volta nella vita, il blocco dello scrittore può ripresentarsi. Non temete: i momenti di arresto hanno sempre una fine. È come attraversare un tunnel: se saprai percorrerlo senza arrestarti, alla fine ne uscirai.

  • 2. RIFIUTI E MANCATE RISPOSTE

Per quanto doloroso possa essere, un rifiuto può sempre servire, se utilizzato con cognizione.

Normalmente i rifiuti o le mancate risposte giungono una volta terminato il proprio manoscritto, più precisamente quando ci si ritrova a inviarlo a una serie di case editrici. A questo punto, si può ottenere esito positivo oppure no. Non sempre gli editori rispondono nel secondo caso, possiamo però capire di essere stati rifiutati se, indicativamente, dopo 6 mesi non vi è stato riscontro.

Sono due le reazioni che un autore può avere: delusione e rabbia.

Il rifiuto è difficile da gestire, comporta una serie di conseguenze che spesso portano alla resa: “Nessuno ha voluto pubblicare il mio romanzo, quindi smetto di scrivere, non sono bravo”.

È naturale sentirsi feriti, ma una situazione di questo tipo può aiutarci a riflettere.

Ricevere un’e-mail di diniego da parte di una casa editrice non significa per forza aver scritto un’opera terrificante, vi sono mille motivazioni per cui un manoscritto possa essere rifiutato.

Per incoraggiarvi, vi ricordo che autori come Stephen King, J.K Rowling e Carlos Ruiz Zafón sono stati rifiutati più volte, prima di divenire gli scrittori che tutti noi conosciamo.

PS: se l’articolo ti sta piacendo, perché non iscriversi per non perderne altri?

  • 3. LE CRITICHE

Riprendiamo col terzo momento difficile per uno scrittore. Il discorso fatto per i rifiuti vale anche qui: le critiche costruttive servono.

I giudizi negativi possono giungere in due momenti: dopo aver pubblicato un libro o prima, quando si decide di farlo leggere a qualcuno, un parente o un professionista del settore.

Per quanto mi riguarda, quella degli scrittori è la categoria più permalosa esistente al mondo. Fin da piccola ho sempre odiato le correzioni: al liceo storcevo il naso davanti alle revisioni della mia prof. di italiano.

Accettare le critiche significa non storcere neanche il naso. Ascoltate ciò che vi viene detto e prendete ciò che vi è utile. Chiaramente questo processo è possibile solo per commenti costruttivi: se qualcuno vi demolisse con una critica sgradevole, dicendovi di lasciar perdere la scrittura e darvi all’ippica, lì ci sono pochi suggerimenti da cogliere (a meno che non siate bravi nell’equitazione).

Prendete con cautela ogni commento, alcuni vi serviranno a migliorare, altri vi scoraggeranno. Serviranno anche questi ultimi, per comprendere se abbiate o meno la stoffa per fare gli scrittori.

Sempre riprendendo Zafón, prima di divenire famoso non solo le sue opere vennero rifiutate ma si sentì persino dire che non avrebbe venduto più di tre copie, poiché le sue erano opere anticommerciali.

Questa vi sembra una critica costruttiva? Affatto.

È stata comunque utile? Certamente.

  • 4. DEMORALIZZAZIONE

Dal momento che l’ho ampiamente citata in precedenza, è arrivato il momento di trattare l’adorabile questione della demoralizzazione.

Potrei anche chiamarla insicurezza, sottovalutazione delle proprie capacità, paura.

Dunque, la “fase demoralizzazione” può avvenire in qualsiasi momento: prima, durante e dopo la stesura di un romanzo. È una condizione costante, che anche gli scrittori avviati possono sperimentare nel corso della propria carriera.

L’avvilimento più grande può avvenire anche e soprattutto in un quarto momento: avete scritto, avete finito e avete inviato il manoscritto, ma nessuno pare intenzionato a pubblicarlo. Forse questo è l’unico caso di sconforto giustificato, durante il quale è utile fermarsi e riflettere sul lavoro fatto. Ribadisco però che non sempre le case editrici rifiutano romanzi per una questione di scarsa qualità degli stessi, spesso ci sono scelte editoriali ben precise dietro.

Per concludere, vorrei riportare le parole di Grazia Deledda:  

“Se vostro figlio vuole fare lo scrittore o il poeta sconsigliatelo fermamente. Se continua minacciatelo di diseredarlo. Oltre queste prove, se resiste, cominciate a ringraziare Dio di avervi dato un figlio ispirato, diverso dagli altri.”

Le difficoltà ci sono ma come in ogni ambito della vita, servono a farci comprendere quanto forte sia la nostra determinazione.

Ora tocca a voi, raccontatemi, vi è mai capitato di sperimentare una fase difficile, cosa avete fatto per uscirne?

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: