Smart Working

Smart Working: la mia esperienza – come organizzarsi, pro & contro

Lavoro in Smart Working da ancor prima che Conte dichiarasse il primo lock down, fate un po’ voi i calcoli. Da più di un anno il mio tragitto per arrivare a lavoro si è ristretto ai 2 metri che separano il letto dalla scrivania, faccio chiamate con camicia sopra e pigiama sotto e ammetto di aver tenuto in posa un numero considerevole di maschere tra call e l’altra.

Tutto questo, cari lettori, è anche Smart Working o lavoro agile, se vogliamo dirlo all’italiana. Con sincerità, vi racconto la mia esperienza, quali trappole e soluzioni adottare per gestire al meglio il lavoro agile e come mai, dopo averlo sperimentato, non tornerei più indietro.

Com’è cambiata la mia routine dopo lo smart working

Sono diventata una lavoratrice agile tra febbraio/marzo 2020. Prima di allora mai avrei pensato di poter svolgere il mio lavoro al di fuori del mio ufficio. Mi svegliavo alle 7 – almeno credo, non ricordo bene, non metto una sveglia così presto da un po’ – mi preparavo fisicamente e psicologicamente al traffico mattutino, giravo a vuoto in cerca di un parcheggio e dopo essersi riuscita, arrivavo in ufficio giusto in tempo per timbrare alle 8:45.
Vogliamo parlare del ritorno a casa? Traffico, clacson, ancora traffico e mezz’ora per compiere un semplice tragitto di 15 km.

Oggi mi sveglio alle 8, a volte anche dopo e senza neanche l’ausilio della sveglia, faccio colazione e accendo il PC. Nessuna coda da affrontare, nessun parcheggio da cercare e nessuna corsa per timbrare il prima possibile. Posso lavorare a casa, dalla spiaggia, dalla ruota panoramica di un luna park – forse ho esagerato ma il concetto è semplice: posso lavorare da qualsiasi luogo abbia una connessione internet decente. Ora che ci penso, la vita di uno smart worker forse è molto simile a quella di un freelance, anche se quest’ultimo ha il grande vantaggio di non “sottostare” a nessun capo.

Può apparire tutto molto paradisiaco e in effetti non è male, ci sono solo un po’ di contro che rischiano di rovinare il sogno di ogni lavoratore. Li ho suddivisi in 3 macro categorie:

  • Perdita del contatto umano. Una delle cose che più apprezzavo dell’andare in ufficio era il ridere, parlare e scherzare con i colleghi. Alle volte bastava una sola occhiata, un minimo contatto umano. Ora è un po’ più complesso, è come se fossimo tante persone isolate nelle proprie stanzette.
  • Perdita del contatto con una doccia o vestiti puliti o trucchi. Poter fare chiamate con videocamera spenta è un bel vantaggio, specie se indossi il tuo pigiama da due giorni. Se ti ritrovi a lavorare da casa non sei obbligata/o a dover interagire dal vivo con colleghi e clienti; la tentazione può quindi essere quella di lasciarsi andare e regredire a uno stato selvatico. Qui apro una parentesi per evitare polemiche e non essere fraintesa: non bisogna essere sempre in tiro ma come non ci presenteremmo mai a una riunione reale in pigiama, non bisognerebbe farlo neanche a una virtuale.
  • Perdita di una linea di confine tra vita domestica e lavorativa. Questa la affrontiamo meglio tra poco.

Alcune regole di sopravvivenza

Covid permettendo, credo sia importante mantenere la propria routine come se si stesse andando in ufficio. Svegliarsi, lavarsi, truccarsi (se si vuole, se si ha voglia), vestirsi umanamente e ogni tanto andare a prendere il caffè al bar, anziché in casa.

Non isolarsi, cercare un confronto coi colleghi, contattandoli in caso di necessità e domandando aiuto. Noi utilizziamo molto Skype e Zoom; pur lavorando in smart working ci sentiamo spesso, per confrontarci, capire come stia andando la giornata, se ci sia bisogno di aiutare qualcuno. Ognuno ha il proprio compito ma all’interno di un Team, il confronto rimane quindi importante, pur non essendo tutti nello stesso luogo.

Anche lavorare in smart working in luoghi che non siano casa propria può essere utile. Non vi sto invitando ad affollare bar e biblioteche – pensandoci bene, non sono sicura che le biblioteche siano così affollate in Italia – vista la situazione, però ogni tanto può far bene trascorrere qualche ora in un posto diverso dalla propria stanza.
Io per esempio, più volte mi sono accordata con un’altra collega per lavorare insieme, in un luogo comune.

Per mantenere un confine tra sfera privata e domestica, ecco infine alcune regole d’oro.

Rispettare i tempi e le pause.
Durante il mio orario di lavoro, ho due pause (+ pausa pranzo) da 10 minuti ciascuna, una al mattino e l’altra il pomeriggio. Mentre in ufficio mi era facile rispettarle, complice anche il fatto di farle in compagnia dei colleghi, a casa mi risulta difficile. Non so come mai ma alle volte mi dimentico di fare pause, sono concentrata al PC a tal punto da dimenticarmi di prendermi 10 minuti . Forse perché essendo in un luogo diverso dall’ufficio, mi sembra di non avere bisogno.
Soluzione: utilizzare delle sveglie (quelle che non uso più al mattino) che scandiscano i miei 10 minuti di pausa, al mattino e poi al pomeriggio.

Non mangiare davanti al PC. Quando l’ora di pranzo scatta, timbrate e allontanatevi da quel computer.

Spegnere il PC/telefono aziendale quando scatta l’orario di fine. Se avete finito di lavorare alle 18, non rispondete ai clienti o ai colleghi che vi chiedono informazioni alle 20, mentre siete a cena con la vostra famiglia. O rispondete, facendo presente in maniera educata che il vostro orario lavorativo è terminato 2 ore prima.

Conclusioni

No, in tutta onestà non rinuncerei allo smart working. Se ben fatto e gestito, può rappresentare un grande risparmio di soldi, tempo e stress. Lo alternerei al lavoro dal vivo, ma ormai faccio fatica a immaginare di ritornare a com’era un tempo, ossia lavorare full time dall’ufficio.

Spero che questo breve articolo vi sia stato utile. Fatemi sapere le vostre esperienze, se avete notato anche voi questi pro e contro e se ve ne siano altri.

Grazie,
Miriam

Aspirante scrittrice ed editor di romanzi. Gestisco il blog "Flussi di Incoscienza", con principali argomenti libri, scrittura e comunicazione sul web.

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